Bologna mi ha un po' rallentato la mente, con il suo basso voltaggio e la comodità di vivere in una casa amata.
Il Dizionario dei nomi propri non mi piace tantissimo, ma forse perché ho trasgredito alla regola che mi ero data anni fa di non leggere un libro dietro l'altro di uno stesso autore.
Oggi ho incrociato diverse volte la signora in calesse: una per così dire mentre andava al lavoro, l'altra presumo in servizio, perché con lei c'erano altre persone.
L'Agnese, il cocomeraio di piazza Trento Trieste, ha messo fuori dei divanetti che non c'entrano nulla con l'estetica da estate romagnola del resto della baracc(hin)a: un'imperdonabile caduta di stile.
La fisioterapia va a gonfie vele e la mia fisioterapista per me è Dio. Ergo: sono assolutamente tranquilla, mi aggiro per i portici serafica, portando a spasso la mia personale incarnazione della serenità.
(«Non la starai prendendo un po' sottogamba?», ha chiesto mia madre.)
6 commenti:
....o sottobraccio....
...quello non me lo posso ancora permettere!
la serenità prima di tutto...
ciao
Stanley/Tiziano
Si fa quel che si può!
Grazie Tiziano, ciao!
D./M.
è sempre bello leggerti...ed il fatto che mancavo da un po', mi ha dato il vantaggio di molti post arretrati
sono felice di sapere che la tua spalla sta meglio
f.
Ciao f., grazie. E bentornata!
Spero che anche il tuo, di blog, riprenda presto vita.
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