mercoledì 25 agosto 2010

Sardegna

Sono appena tornata, un paio d'ore fa.

Lo scorso settembre andai ad Alghero, per un week end lungo, con una delle mie Francesche (Francesca B.).
Ero prostrata fisicamente (un forte male a un piede da alcune settimane) e moralmente (questo lasciamolo sul vago).
Lì ebbi l'occasione di rinascere.
Il tempo non era stato buono, ma poco male. Avevo con me uno splendido libro con due racconti lunghi di Geoff Dyer, Amore a Venezia. Morte a Varanasi. In quel frangente ero su Varanasi e la lentezza dei giorni del protagonista si mischiava a quella delle mie ore. Leggevo poche pagine, scattavo qualche foto. Sostanzialmente riposavo.
La sera cenavamo in qualche bel ristorante sui bastioni.
In hotel le stavo accanto mentre guardava un qualche telefilm americano su skye.
Ridevamo, chiacchieravamo.
Io guidavo per quelle strade ormai quasi vuote - era settembre inoltrato.
In quel disastro interiore che è stato per me l'anno appena trascorso (ragiono da estate a estate, perché sono nata in giugno e la mia scansione del tempo coincide con quella della scuola), Alghero con Francesca (B.) fu una parentesi di ristoro.

Racconto di quella vacanza, perché anche stavolta la Sardegna mi ha abbracciato.
Sono partita turbata (questo lasciamolo sul vago) e stanchissima, come è ovvio che sia, con questo dolore continuo che ha preso dimora.
La meta non era affascinante come la catalana Alghero, ma quella zona un po' volgare della Costa Smeralda tra Porto Rotondo e San Teodoro. Non strade tranquille e ristoranti sui bastioni, ma la confusione di agosto (e un mucchio di famiglie con bambini!).
Però un mare di smeraldo davvero.
Sole caldo, vento.
Accorgermi con stupore felice di essere in grado di nuotare (solo a rana, e non bene, e per poco - ma di nuotare, di muovermi nell'acqua addirittura senza troppo soffrire).
Leggere Biografia della fame, di Amélie Nothomb; riconoscervi un registro di sensibilità comune e avere voglia di regalarlo a tutte le persone del cui sguardo mi importi qualcosa; e a ruota Igiene dell'assassino, Stupore e tremori (il Dizionario dei nomi propri mi aspetta stasera sul comodino). Aver voglia di scrivere quattro ore al giorno, come lei. Aver voglia di scrivere di gente comune, come Carver - leggo infatti finalmente anche Cattedrale sul lettino, sotto il sole.
Provare diversi tipi di Vermentino, ognuno buono in modo diverso.
Guardarmi contenta le gambe abbronzate.
Mettere un rossetto stupendo comprato due anni fa per il matrimonio di Giulia e usato solo allora - si accordava con le scarpe rosse; sentirmi un'ammaliatrice anni Quaranta (che ogni tanto fa bene).
Per la prima volta, chiedermi seriamente che cosa stia aspettando a uscire da questa impasse.

Mi prometto leggerezza, in ogni caso: leggerezza nel passo e rigore nel pensiero.

(Sono andata con F., naturalmente. E, naturalmente, sono stata a Orani.)

1 commento:

la sera che cade ha detto...

carver è una delle mie passioni.