domenica 18 luglio 2010

Sketch(es)

La settimana scorsa, nell'arco di due giorni, ho avuto tre incontri piuttosto significativi.

1) Mercoledì mattina vado all'INAIL, unica donna tra lavoratori stranieri probabilmente caduti da un'impalcatura. Il medico mi parla a lungo. La parte saliente del dialogo è comunque riducibile a poche battute.
«Lei sa cosa l'aspetta dopo?»
«Non sarà peggio della frattura» rispondo spavalda io.
«... non saprei...»

2) Mercoledì pomeriggio la mia dottoressa, donna bella e indolente, viene coinvolta nelle mie preoccupazioni. Mentre mi cambia la medicazione canticchiando vissi d'arte vissi d'amor, io mi infilo tra una strofa e l'altra e, non paga, le chiedo:
«Come sarà la riabilitazione?»
«Lunga e penosa.»

3) Giovedì mattina, sotto il sole di Casalecchio dalle parti dei ponti bianchi, a metà di una lunga passeggiata con N. (l'amico più resistente agli anni trascorsi insieme), vengo fermata nel punto più cementoso da un signore in canottiera e braghini corti, con la spalla sinistra infilata in un tutore.
«Spalla?» mi chiede, affiancandomi sul secondo ponte.
Ci scambiamo impressioni e lui attacca un bottone infinito. Il finale, tuttavia, merita la sosta.
«Mi sono rotto anche un polso, questo non si riprende. Ho chiuso con il mio lavoro, 25 anni di attività andati a puttane, scusate l'espressione.»
«Che lavoro faceva?»
«Il prestigiatore.»

1 commento:

ross ha detto...

Dai, il dolore è catartico....no?