Letto, in questi giorni, «Lo spazio bianco», di Valeria Parrella.
Già andai a vedere il film dal libro tratto, regia di Cristina Comencini, con Margherita Buy nella parte di Maria. Già ne parlai.
Dal libro, vi lascio alcune parole sull'attesa, una descrizione fenomenologica, quasi.
(Il libro in fondo è questo: la storia di un soggiorno nell'attesa.)
Non sono buona ad aspettare. Aspettare senza sapere è stata la più grande incapacità della mia vita. Nell'attesa ho avuto lo spazio per costruire enormi impalcature di significato, e dieci minuti dopo farle crollare, per mia stessa mano. Poi riprendere da un punto qualunque, correggere il tiro di qualche centimetro per rendere la costruzione immaginaria più solida. Vederla crollare di nuovo. Ho speso svariati fine settimana della mia vita in questa operazione, e pur riconoscendola, non ho mai saputo distrarmi. Ho sentito la tragedia dell'attesa arrivare da lontano, da una mail, da una notte di sesso, da un ospedale. Ho scelto dal mio arsenale di dischi la musica che incalzasse l'angoscia, quella per stemperarla, poi più che piangere: per sfinimento mi addormentavo. Nell'attesa ho sempre fatto sogni chiari, di epoche che non ho dovuto né conoscere né attraversare, il sogno è stato il tempo speso meglio, e una volta sveglia il dolore era decuplicato. Io non so aspettare e non voglio farlo, nell'attesa i mostri prendono forma e si ingigantiscono, mangiano le ore per crescere e mangiarmi. Non sento curiosità nel dubbio, né fascino nella speranza, fossi stata Eracle, non mi sarei fermata al bivio.
Valeria Parrella, Lo spazio bianco, Einaudi, Torino 2008
5 commenti:
Perché non l'ho scritto io?....
Comunque è dedicato a te.
Calza a pennello...leggerò il libro
A proposito di attesa, da "Frammenti di un discorso amoroso":
ATTESA Tumulto d'angoscia suscitato dall'attesa dell'essere amato in seguito a piccolissimi ritardi (appuntamenti, telefonate, lettere, ritorni).
5. "Sono innamorato? - Sì, poiché sto aspettando". L'Altro, invece, non aspetta mai. Talvolta, ho voglia di giocare a quello che non aspetta; cerco allora di tenermi occupato, di arrivare in ritardo; ma a questo gioco io perdo sempre: qualunque cosa io faccia, mi ritrovo sempre sfaccendato, esatto, o per meglio dire in anticipo. La fatale identità dell'innamorato non è altro che: io sono quello che aspetta.
6. Un mandarino era innamorato di una cortigiana. "Sarò vostra, - disse lei, - solo quando voi avrete passato cento notti ad aspettarmi seduto su uno sgabello, nel mio giardino, sotto la mia finestra". Ma, alla novantanovesima notte, il mandarino si alzò, prese il suo sgabello sotto il braccio e se ne andò.
Altro tipo di attesa: quando ci sarà di nuovo qualcosa da leggere (vedere, sentire) sul tuo blog?
Su che tipo di attesa sia questa, non ho le idee chiare, mi limito a rilevarne l'esistenza.
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