Sono stata senza scrivere per un po'. Ho scritto nel privato, ritrovando il gusto di poter dire tutto, di rotolarmi tra le sensazioni di queste giornate strane.
Non ho scritto innanzitutto perché una persona cara se n'è andata. Un lutto che aspettavo, un amico di età molto diversa che si era ammalato in primavera. La nostra amicizia purtroppo si è conclusa con un'incomprensione - a cui avevo dedicato un post molto aspro, di cui mi vergogno ma non mi pento (o viceversa) - e questa cosa è come una cisti, e non se ne andrà. Sarebbe scoppiata se avessimo litigato - come avrei voluto, perché ero arrabbiata e, chissà, forse ancora lo sono -, ma per litigare servono tempo e voglia, noi non ne avevamo e abbiamo scelto di far finta di niente.
Poi non ho scritto perché il lavoro ha ricominciato a ronzarmi nella testa, a farmi sentire leggermente spaventata e leggermente fiera. Coinvolta, persino. È successo di pari passo con l'esplodere dell'insoddisfazione e magari è solo un effetto collaterale, come l'allegria dopo il pianto.
Infine non ho scritto perché mi sono spaventata.
In occasione della morte di questa grande figura, "la" Direttore generale della nostra casa editrice mi ha chiesto l'indirizzo della sua pagina di flickr, sapendo che condividevamo la stessa curiosità per la fotografia; intendeva scrivere una mail a tutti con il rimando alle sue foto, se qualcuno voleva vederle. Lui aveva messo una quarantina di foto e gli unici commenti erano i miei. A parte il fatto che già questo la dice lunga sulla gente in generale - insomma, una persona così ammirata, e a nessuno che fosse venuta la curiosità di vedere le sue foto, pur sapendo che lui una pagina ce l'aveva -, io mi sono spaventata perché mi sono sentita immediatamente raggiungibile, esposta e in qualche modo "nuda".
Non so, forse non c'è andato nessuno. Forse, chi c'è andato non ha avuto voglia di leggere i commenti che c'erano e la mia pagina non l'ha trovata. Comunque, in concomitanza con questa eventualità, le visite al mio photostream sono effettivamente molto cresciute, per poi tornare nella norma.
La sensazione più netta l'ho avuta durante un'assemblea generale: dipendenti in sala mensa a dottrina da un sindacalista della cgil. Erano tutti lì. Tutti, non solo il mio reparto; non solo le persone che conosco e stimo degli altri reparti. Tutti, anche il misterioso mondo della contabilità, volti a cui per lo più non so associare il nome. Ho pensato alle mie foto - agli autoscatti, al fatto che a nessuno venga in mente che la vanità stia nell'aver scattato, non nell'essere fotografata; mi è venuto in mente che più di una persona neanche si è resa conto che fossero autoscatti, e guardate che stiamo parlando di persone abituate a chiedersi chi sia l'autore di un'immagine, a leggere le didascalie, a preoccuparsi del diritto d'autore.
Erano tutti lì e io mi sono chiesta improvvisamente se questo mio presunto cammino sulla strada dell'arte non fosse un colossale enorme passo falso, di cui vergognarmi e che mi avrebbe nuociuto.
Ma è stato solo un attimo.
4 commenti:
E' ovvio che sono autoscatti!!!!! C'è pure scritto.....
E' quello che dico anch'io! Guarda che me l'hanno chiesto in due: uno è un redattore molto bravo e l'altra è una donna intelligente e sveglia.
Cosa vuoi che ti dica... forse la gente guarda le cose "così", le scorre.
Io La odio la gente (rafforzativo alla francese) che finge di vedere, di ascoltarti, di amarti.... (quest'ultima cosa era solo per fare scena e aggiungere un po' di pathos...)
è bello leggerti ..... quindi non lasciarci per così tanto tempo a bocca asciutta!!! :-)
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