lunedì 3 marzo 2008

In montagna, tredici anni dopo

Week end con mamma, a San Martino di Castrozza.
Non scio, non salgo su seggiovie.
Non andavo a San Martino dai tempi della tardo adolescenza, quando ero costretta a farlo e sognavo di prendere la corriera del mattino ogni mattino, per tornare a casa. C'ho passato le vacanze più tremende della mia vita, per dirla per com'è.

Invece, la casa che lei e mio padre hanno comprato qualche mese fa mi è piaciuta; ha un soggiorno spazioso, con una stufa in ceramica, il tavolo in angolo con l'immancabile panca.
Il posto, soprattutto quando riesci a tirarti fuori dalla bruttezza della gente che va a sciare (esiste equipaggiamento più brutto e sgraziato?), è potente.

Fa strano pensare che è passato tanto tempo da quando ho lasciato la vita di famiglia. Fa male pensare che un cambiamento così non sia avvenuto gradualmente - bensì tutto ad un tratto, brutalmente, senza troppo pensare.

1 commento:

Anonimo ha detto...

C'è una ragione perché sono tornato in questo paese, qui e non invece a Canelli, a Barbaresco o in Alba. Qui non ci sono nato.
[...]
Così questo paese, dove non sono nato, ho creduto per molto tempo che fosse tutto il mondo. Adesso che il mondo l'ho visto davvero e so che è fatto di tanti piccoli paesi, non so se da ragazzo mi sbagliavo poi di molto. Uno gira per mare e per terra, come i giovanotti dei miei tempi andavano sulle feste dei paesi intorno, e ballavano, bevevano, si picchiavano, portavano a casa la bandiera e i pugni rotti. Si fa l'uva e la si vende a Canelli; si raccolgono i tartufi e si portano in Alba. C'è Nuto, il mio amico del Salto, che provvede di bigonce e di torchi tutta la valle fino a Camo. Che cosa vuol dire? Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via.

(Schiocchezze quotidiane)