lunedì 25 agosto 2008

Io non mi sento italiano, ma per fortuna lo sono

Sono all'aeroporto di Amsterdam e sto cercando di far passare le dieci ore di attesa prima del volo per Bologna (sì, dieci). Il riflesso sul monitor è odioso e va considerato che ho perso gli occhiali un giorno prima della partenza. Se mi scappa qualche refuso, facciamo tutti finta di niente.

Dunque, un breve bilancio del viaggio?
Le balene non le ho viste. Però, non mi sono neanche imbattuta in un terremoto, quindi, dai, è andata grassa.
(Le balene passano dalla baia californiana da gennaio a marzo, come avrei potuto con grande facilità scoprire se avessi letto la guida prima, e non mentre, come invece va a finire ogni volta.)

Qualcosa di più... significativo?
Mi chiedo: e chi se ne importa? Sono stanca morta e il mio parere sull'America non è fondamentale né per me né per voi, ma soprattutto non per il blog.

(Non resisto: è molto bella, dal punto di vista paesaggistico, com'è ovvio. Un po' meno da altri punti di vista, anche se non saprei dire quali. Mettiamola sul personale: la trovo faticosissima, e nel complesso non mi piace tanto starci. Questa è la mia terza volta e posso dire che ogni volta - e senza che le singole volte si fossero messe d'accordo tra loro - ho provato la stessa identica voglia di casa, la stessa quasi-noia. Non riesco a dirlo meglio di così, per ora - sembra una minaccia.)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Voglio bene agli americani, qualunque sia il colore della loro pelle, e l'ho provato cento volte, durante la guerra. Bianchi o neri, hanno l'anima chiara, molto più chiara della nostra. Voglio bene agli americani perché sono buoni cristiani, sinceramente cristiani. Perché credono che Cristo sia sempre dalla parte di coloro che hanno ragione. Perché credono che è una colpa grave aver torto, che è una cosa immorale aver torto. Perché credono che essi soli son galantuomini, e che tutti i popoli d'Europa sono, più o meno, disonesti. Perché credono che un popolo vinto è un popolo di colpevoli, che la sconfitta è una condanna morale, è un atto di giustizia divina.

Donata Cucchi ha detto...

Come sempre appropriato, come sempre scorticante.

Bentornato Curzio (aka Cesare, aka Franz, aka Guido, aka anonimo - ho scordato qualcuno?)