Ieri sera avrei voluto scrivere subito sul mio diario, ma ho fatto le due, non ne avevo voglia. Avrei potuto provarci stamattina, ma la notte prima avevo fatto le due, non ne avevo voglia.
Così, dall'ufficio, mi sono ricordata che c'era il blog...
Vorrei scrivere di ieri sera, capitata dopo un anno a sentire suonare amici miei, in un pub presunto irlandese dove ho avuto la certezza di trovarli per anni, finché il pub non ha cambiato gestione, e io scenari interiori. Sono andata con un altro amico, uno di quelli grandi, vecchio compagno di classe, di pomeriggi a giocare a biliardo e chiacchierate.
Sono andata non dico di malavoglia ma quasi, quasi perché sono stanca ogni sera, nei giorni feriali di questi miei erotti trenta.
Ho visto Zoe per prima, creatura magica della mia adolescenza, ritrovata da poco dopo un litigio trascinato, con la sua energia e la risata intatta.
E poi altri visi, «personaggi», vecchi amici; o anche solo conoscenti, che però, tutti insieme, fanno casa.
Compagni del liceo che si lamentano dei crediti formativi richiesti agli avvocati. Il fratello piccolo di una compagna delle elementari, buon musicista da un anno sposato. Quello che sembra Vasco Rossi a vent'anni, ma che è ancora più spiritoso. Un altro dagli occhi scintillanti e magro, con cui ho vissuto un malinteso sentimentale, credo; che ha ritratto da tempo la sua gentilezza giovane, e a cui vorrei dire ogni volta «non l'ho fatto apposta», ma, anche, «ti sono grata».
Ha cantato su richiesta - e questo è stato emozionante davvero - un ragazzo coi capelli lunghi e la voce da rocchettaro emiliano, un viso da indiano d'America che sono certa aver visto prima. Canzoni semplici, potenti e sincere. Ho chiesto dopo, si chiama Cisky, non è il noto (cioè, noto...) dj, è un cantautore bolognese che ancora si autoproduce, ma dal futuro - ci potete scommettere - musicalmente radioso.
«Cazzo se passano gli anni», cantava.
Nessun commento:
Posta un commento