venerdì 8 gennaio 2010

Paragoni azzardati

Ho un amico che sta giocando con i suoi ricordi, scrivendoci sopra storie leggere, intelligenti, compiute (leggere in senso calviniano, s'intende). Queste storie me le fa leggere. Vuole avere un parere, implicitamente, ma non direi che lo cerchi per migliorare la tecnica (o l'arte): sembra più un bisogno di condivisione.

Per ricambiare, mi era venuta voglia di mandargli qualche pezzo dal blog, una storia, o una riflessione condita di vita.
Arrivare a segnalargli l'esistenza del blog l'avevo scartato. Mi sembra un grosso fardello e uno potrebbe non essere in vena (non solo: ma se segnalassi il blog a una persona cara e questa non lo leggesse per intero o non partecipasse con il dovuto trasporto, sono certa che finirei per risentirmene moltissimo!).
Così ho scelto due post e li ho copiati in word.
Al momento di editarli però la mia attenzione si è soffermata su due aspetti.

Innanzitutto, in un post ci si rivolge direttamente a qualcuno, in un modo ben più forte ed esplicito di come non avvenga in un libro tra scrittore e lettore ideale. Avevo però l'impressione che non si trattasse semplicemente di una questione di maggior saturazione, che la differenza fosse strutturale.
Mi è venuto in mente il rapporto tra teatro e cinema (sto leggendo Grotowski), il fatto che l'essenza del teatro sia nell'hic et nunc, in un rapporto diretto tra attore e spettatore.

Un blog è per caso qualcosa di simile al teatro?

Forse l'hanno già detto. Sicuramente l'hanno già detto, solo che io non ne so niente e mi godo la gioia genuina e puerile di questa grande intuizione!
Come l'attore grotowskiano è colui che vive un'esperienza al posto del pubblico, in diretta (la vive sulla sua pelle, non la simula - niente trucchi, grazie, siamo polacchi), così l'autore di blog nei suoi post è colui che si mostra mentre vive (non importa quanto anche si celi, purché non dissimuli, non ricorra, vale anche per lui, a trucchi); è nel presente quindi che si consuma il rapporto profondo, quando è tale, con il lettore.
Ci sono differenze, è chiaro. In un teatro non è che lo spettatore possa alzarsi e interagire più di tanto con l'attore - anche se può distruggerlo -, mentre il lettore di blog auspicabilmente sì, tanto per dirne una.

Il secondo aspetto che mi ha colpito è la differente percezione della lunghezza.
Copiati su un foglio word, questi post diventavano un testo molto breve. Il più lungo si riduceva a poco più di una cartella, mentre come post sembrava lungo - anzi, era lungo.
Il monitor e il post (basterebbe dire «post», in realtà, per ricomprendere il monitor come suo attributo), determinano la lunghezza del nostro sguardo, scandiscono la nostra pazienza.

Alla fine, al mio amico, non ho mandato nulla.

1 commento:

Bartlebooth ha detto...

E' un po' che ci penso, al tuo ultimo post.

Mi piace molto, e mi convince, il paragone con il teatro grotowskiano, in nome del comune "mostrarsi mentre si vive". E chi legge il blog è nella posizione dello spettatore, che osserva la vita dispiegarsi (sullo schermo/palcoscenico).

E la scrittura del blog è fatalmente diversa da quella di un testo letterario, sia perché il mezzo la condiziona sia perché diverse sono le finalità. E quindi hai fatto bene a non spedire nulla al tuo amico (nulla che venisse dal blog, naturalmente): sarebbe stata una risposta su un piano diverso.

E' per me invece molto più difficile capire dove si pone il limite teorico "dall'altra parte", ossia tra la scrittura del blog e la scrittura privata (o diaristica, o intima). Tu spesso sei tornata su questo tema, soprattutto agli inizi del tuo blog, e escludi esplicitamente di voler scrivere cose private o intime. Ma qual è il limite? Chi lo fissa? E' in qualche modo condiviso o condivisibile?

Devo dire che intorno a questa domanda mi sono un po' incartato.
Una possibile risposta potrebbe essere che il limite è il pudore. Un concetto per definizione soggettivo e che anche collettivamente si riposiziona continuamente (ah, i trans...!).
Ma mi sembra una risposta plausibile, forse perché nella mia giovinezza ho amato tanto Barthes...
E comunque i due unici blog che io conosco (il tuo e nonsoloross) danno due esempi molto diversi di dove si colloca questa soglia del pudore: tu dici molto più di te (pur essendo discreta), mentre la Ross è molto più "un occhio" che registra e racconta.