Caspita, è successa una cosa... una cosa che... una cosa che, per la vita che si mostra qua, sul blog, è una cosa incredibile.
Io ho vissuto a Milano un paio d'anni. Per quella città provo probabilmente le stesse ambivalenti emozioni di tutti coloro che ci sono andati per lavoro, cioè seduzione, rifiuto, fiducia in un'inesauribile promessa (malìa), atteggiamento da volpe con l'uva di assoluta mala fede, senso di inferiorità e senso di superiorità, eccetera eccetera.
Per mia grande fortuna, là c'era un'amica, C., una grande grandissima amica (la mia Gemella - di segno, di anima). In quel periodo avevo conosciuto i suoi amici più cari; i «cuccioli», li chiamava, più piccoli di noi di quattro, cinque anni.
L'ultima volta che ho visto i cuccioli è stato due anni fa. Non vivevo più a Milano, ero andata a trovare C. Uno di loro aveva diversi blog, ma nessuna intenzione di dire quali. Io gli parlai di quelli che piacevano a me, di Babsi, della Lipperini. «Non così famosi» mi disse.
Forse li cercai, non mi ricordo. Di questa persona giovane, mooolto simpatica, mercuriale, seppi poi che stava scrivendo un libro. No, così non è esatto: che stava scrivendo un libro e che aveva già un editore, il che è ben diverso.
Ora questo libro è uscito. Ieri sera, mentre leggevo a letto Pastorale americana, la mia Gemella mi ha mandato un sms improvviso, per informarmi.
«Domani lo compro», ho risposto «Come si intitola? E come si chiama [...] di cognome?».
Che ingenua!
Il libro a Milano è esaurito (esaurito!).
Dato il tenore delle cose scritte, ha usato uno pseudonimo.
Il libro è questo.
L'editore, Marsilio, gli ha chiesto di scriverlo dopo aver letto il suo blog.
Il libro non l'ho ancora cercato, il blog mi sembra divertente.
Quel che più conta, però, è il fatto incredibile che abbia trovato una via, un sortilegio, per cantare così bene i suoi giorni aridi, faticosi, il suo cammino traditore, i risvolti disumanizzanti dell'ambizione.
Sto proiettando? Considerato che 'sto libro neanche l'ho preso in mano: sì, sto proiettando.
Però è troppo semplice dire che spero in un destino simile (anche se, certo, lo spero - anche se, come dire?, «non ci spero»). Mi sembra una storia importante, perché in un certo senso legittima questo stesso blog, perché è un fatto capitato in rete, grazie alla rete, perché è come se questa storia e la mia avessero ... perdonatemi, non so dirla in altro modo ... gli stessi tags!
Nessun commento:
Posta un commento